Riflessioni sul tema dei richiedenti asilo: “Bologna integra? Volti e storie da rifugiati”
giugno 23, 2010 | osservatorio
Lunedì 21 giugno alle 16.30 presso l’ Urban Center in Sala Borsa si è svolto l’incontro (di cui avevamo parlato qui) “Bologna integra? Volti e storie da rifugiati”: il filo conduttore era evidentemente la condizione di “rifugiato” e l’evento, presieduto da Pina Lalli, Presidente del Corso di Laurea Magistrale Scienze della comunicazione pubblica e sociale, da Nicoletta Ratini, Project Manager del Progetto “Bologna Integra” e Stefano Collizzolli di ZaLab, è stato occasione per la proiezione di un video, per la presentazione di due libri sul tema comune dei richiedenti asilo.
La Prof.ssa Pina Lalli ha introdotto il focus centrale dell’incontro, ovvero la proiezione del video “Bologna integra? Quattro storie di richiedenti asilo”, nato dalla collaborazione di un laboratorio universitario del suddetto Corso di Laurea, nato con lo scopo di dare visibilità a tematiche spesso ignorate o poco conosciute, del Comune di Bologna, della Provincia di Bologna e dell’associazione culturale ZaLab, che realizza laboratori di video partecipativo in contesti di marginalità geografica e sociale e produce film documentari.
Il video nasce quindi dalla sinergia tra 12 studenti e 6 richiedenti asilo come prodotto condiviso e collettivo: la sfida consisteva nel dimostrare che parlare di tematiche sociali non è automaticamente collegato all’essere noiosi o commoventi.
Il video si compone di 4 episodi, ognuno dei quali vede protagonista uno dei richiedenti asilo coinvolti nel progetto. La prima è la storia di Dimitri: “Torni tra un mese” descrive i problemi che incontra chi fa richiesta di asilo, percorso burocratico che rischia di diventare una vera e propria odissea, e della necessità di assistenza legale. Il secondo episodio si chiama “What a wonderful world”: Jawed è un diciannovenne afgano che non riesce a trovare lavoro nonostante una buona preparazione scolastica, né tantomeno a continuare gli studi per problemi di equipollenza dei titoli di studio, che vengono sempre valutati al ribasso. La terza storia, “Integrazione affittasi”, racconta del percorso di una donna per trovare lavoro e casa, e del tirocinio formativo pre-lavoro previsto dal progetto integRARsi, che ha lo scopo di favorire un’integrazione culturale oltre che lavorativa. L’ultimo episodio, “Spiragli”, è la storia di un ragazzo iraniano rifugiato politico e dell’accoglienza tutt’altro che tempestiva e dignitosa ricevuta al suo arrivo in Italia, trattamento che gli impedisce di continuare a lottare dall’esterno per dei cambiamenti nel proprio Paese di origine, trattamento che arriva a portarlo ad avere problemi di salute e a desiderare di andarsene senza però poterlo fare.
Il tutto arricchito da alcune interviste: a Valeria Bonora, direttore dell’ente di formazione FOMAL, che, a proposito dei tirocini formativi, auspica un lavoro fatto non solo sugli utenti ma anche sulle aziende, perché il progetto non sia solo di integrazione lavorativa ma anche culturale, al fine di eliminare i pregiudizi in campo lavorativo.
Ha poi preso la parola Stefano Collizzolli di ZaLab che ha sottolineato l’importanza nella realizzazione del video del processo partecipativo. Dal progetto IntegRARsi, appoggiato dall’Anci e dal Ministero del Lavoro su fondi europei, il video è una valutazione del progetto dal punto di vista degli utenti con lo scopo di approfondire e ridiscutere le politiche di assistenza. A tal fine si sono scelte tematiche adatte non solo per la diffusione del problema che illustrano, ma anche in quanto favorevoli ad aprire un dibattito, come è evidente dalla tavola rotonda che costituisce la fine del video.
Hanno poi preso la parola i ragazzi che hanno partecipato al laboratorio: in veste di rappresentante, Giulia Gezzi ha ricordato da un lato come fosse difficile riuscire a esprimere il punto di vista del protagonista, dall’altro come le difficoltà tecniche (usare una videocamera, montare il girato), essendo condivise, hanno facilitato la conoscenza in un clima paritario.
Un altro dei ragazzi del laboratorio ha espresso due considerazioni: da un lato ha notato come tutte le storie dei richiedenti asilo del video fossero biografie interrotte, sottolineando quindi che quello che servirebbe sarebbero degli agevolatori di biografie che permettano a queste persone di crearsi una nicchia per continuare la propria vita; dall’altro ha fatto notare come lo stesso progetto condiviso del video sia stato un creatore di relazioni tra mondi diversi, relazioni che in parte durano tutt’ora.
È poi intervenuta Marina Girardi, blogger di Noce Moscata (di cui abbiamo già parlato qui), nonchè fumettista, che ha presentato il suo nuovo libro, edito da Comma 22, Kurden People: si tratta di un fumetto di realtà (disegni che raccontano aspetti concreti della realtà) che parte dall’esperienza personale avvenuta durante alcuni viaggi (Patrasso, Venezia, il Kurdistan stesso).
Il Kurdistan corrisponde all’antica Mesopotamia ed è un territorio smembrato da altre nazioni perché ricco di petrolio, fatto che ha reso la popolazione curda una popolazione in fuga. La finalità del libro è suscitare curiosità nei confronti di una cultura molto diversa dalla nostra.
Ecco il trailer del libro:
Successivamente anche Margherita Gandini ha presentato “Tra di voi sull’Olimpo. Con i giovani afgani a Creta e a Patrasso”. Tale libro, seguito narrativo di un primo saggio sui profughi afgani, è un romanzo filtrato dall’esperienza personale della scrittrice, anche in questo caso avvenuta tramite viaggi, ed è una raccolta di storie di vita di Afgani in Grecia.
Il titolo prende spunto da una comunità di afgani richiedenti asilo su un monte di Creta, comunità di 25 posti letto selezionati da Atene, comunità per pochi eletti che la scrittrice per questo ribattezza Olimpo.
Ha concluso l’incontro la Professoressa Lalli che ha espresso quello che è oggigiorno il vero problema dei rifugiati: in confronto a qualche anno fa, il problema è quello dell’ascolto, della presa in carico. Tale problema emerge anche dall’ultimo episodio del video, nel quale è palese il fatto che chi dovrebbe aiutare i richiedenti asilo cerca di delegare il “problema” a qualcun altro.
La Costituzione all’art 10 comma 3 enuncia “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
È necessario che la parola non cada nel vuoto, che chi di dovere si adoperi al fine di dare possibilità di autonomia ai rifugiati e, caso per caso, li metta in relazione con ciò di cui hanno bisogno per continuare la propria vita e portare avanti i propri scopi, andando al di là della soluzione di un problema pratico.
È necessario che gli operatori non siano meri burocrati, meri fornitori di servizi ma che ci sia condivisione empatica. È anche necessario che ci sia riflessività sociale su questi temi, non solo denuncia di quello che non funziona: bisogna creare apertura e coinvolgimento sociale.
Per iniziare consiglio di vedere il video, che è reperibile scrivendo a distribuzione@zalab.org.




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